Anna Foa, L’Osservatore Romano, 15 gennaio 2010
“Senza la Shoah, lo Stato d’Israele non sarebbe mai nato”. Questo stretto nesso causale fra lo sterminio degli ebrei d’Europa e la fondazione dello Stato d’Israele è divenuto un assioma accettato da studiosi e gente comune, ebrei e non ebrei, religiosi e laici, politici di diverse parti. I palestinesi lo hanno adottato per dimostrare di essere stati sacrificati al senso di colpa dell’Europa, la leadership israeliana per fare della fondazione dello Stato il momento del riscatto politico del popolo ebraico, gli storici post-sionisti per mettere sotto accusa l’utilizzazione della Shoah e della sua memoria fatta da Ben Gurion e dall’élite laburista.
Il regista israeliano Samuel Maoz, ex soldato, racconta com’è nato il film, ambientato tutto all’interno di un carrarmato, che ha trionfato a Venezia. Come, di colpo, si diventa assassini e perchè chiedere perdono non ha senso.
Lebanon uscirà in Italia il 23 ottobre prossimo.
di Emilio Marrese, Il Venerdì di Repubblica, 16 ottobre 2009
Alle sei e un quarto del mattino, il 6 giugno 1982, il ventenne israeliano Samuel Maoz premette il grilletto e uccise, per la prima volta, un uomo. Ventisette anni dopo, raccontando quella storia, ha vinto il Leono d’oro a Venezia con il suo primo lungometraggio da regista: Lebanon.
Maoz prende gli spettatori e li chiude dentro un carrarmato per un’ora e mezza, insieme con i suoi fantasmi, perchè ne condividano le sensazioni, la paura, perfino la puzza. Con una telecamera telecomandata ha girato tutto dentro il cingolato, il mondo esterno lo si vede solo attraverso il mirino. Eppure non è un film claustrofobico, bensì intenso, sorprendente, sconvolgente. E controverso.
KARMA KOSHER. I giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock’n'roll, Marsilio, 2009, pp. 173, € 13.00
Per alcuni, Israele è un ideale, un modello astratto su cui proiettare sogni e aspirazioni. Per altri, è l’incarnazione di tutto quello che di peggio esiste nella cultura occidentale: violenza, arroganza, imperialismo.
Fraintendere Israele è facile. Ma tentare di cavarsela dicendo che “Israele è un paese come molti altri” sarebbe ipocrita, perché di “normale” Israele non ha davvero nulla: è una gabbia di matti, un paese meraviglioso e affascinante, durissimo e schizofrenico, ma soprattutto una nazione con una disperata voglia di vivere e di sopravvivere.
Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, Joe Sacco ha trascorso due mesi in Israele e nei Territori Occupati, viaggiando e prendendo appunti. Ha vissuto nei campi palestinesi, condividendone la vita (o meglio, la sopravvivenza) in mezzo al fango, in baracche di lamiera arrugginita, tra coprifuoco e retate dell’esercito israeliano.
Risultato del suo meticoloso lavoro di inchiesta è questo volume che, combinando la tecnica del reportage di prima mano con quella della narrazione a fumetti, riesce a dare espressione ad una realtà tanto complessa e coinvolgente come quella del Medio Oriente.
Si alza il piatto dell’azzima e si dice
Questo è il pane dell’afflizione che i nostri padri magiarono in terra d’Egitto.
Chi ha fame venga e mangi. Chi ha bisogno venga e faccia pasqua.
Quest’anno qui, l’anno prossimo in terra d’Israele.
Quest’anno qui - schiavi.
L’anno prossimo in terra d’Israele - figli della libertà.
Tratto da Haggadah. Il racconto della Pasqua, a cura di Elena Loewenthal, Einaudi, 2009, pp. 154, € 16,00
Gerusalemme perduta, di Monica Bulaj e Paolo Rumiz (Frassinelli, pp. 231, € 32,oo)
Una follia. Un peccato di superbia. Una fatica improba. Non so definire altrimenti un viaggio come questo, col taccuino a raccogliere briciole di Dio, ripercorrendo a ritroso la strada dei primi cristiani dall’Italia a Gerusalemme e incontrando a ogni passo del cammino le fedi sorelle, islam e giudaismo. L’argomento, troppo grande, produce inevitabili turbolenze, dubbi, inquietudini, depistaggi.
A piedi a Gerusalemme. 350 chilometri di cammino in Terra Santa (Terre di mezzo, pp. 128, € 17,00). Dopo il Cammino di Santiago de Compostela e la Via Francigena, ecco una guida al pellegrinaggio verso Gerusalemme.
A piedi, zaino in spalla, per 15 giorni tra Israele e Palestina, percorrendo 350 chilometri, dormendo in monasteri, kibbutz, scuole, ostelli, lungo il cammino degli antichi pellegrini, che giunti al porto di Akko, si incamminavano verso Gerusalemme, passando per luoghi significativi come Nazareth, Betlemme, Gerico.
Dopo Santiago e Roma, Terre di mezzo Editore vi invita a mettervi in cammino verso Gerusalemme . Un itinerario che può essere percorso in entrambi i sensi e che ha come punto focale la “salita” a Gerusalemme. Una guida preziosa corredata da mappe e indicazioni per l’ospitalità.
L’autore è don Paolo Giulietti, già incaricato nazionale del Servizio per la Pastorale giovanile, che nel 2006 è passato anche a Piacenza percorrendo la Via Francigena (nella foto qui sotto è davanti al nostro ufficio, in Piazza Duomo).
Il pellegrinaggio vuol dire andare verso Dio, alla ricerca di Lui.
In tre CD audio il Vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, racconta la terra di Gesù.
I tre Cd raccolgono riflessioni e omelie registrate durante il pellegrinaggio in Terra Santa della Diocesi di Brescia nel giugno 2008.
I CD, disponibili alla Libreria Berti (via Legnano, 1), costano 15 euro.
Nel 1992 don Luciano ha guidato il pellegrinaggio in Terra Santa dei seminaristi della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Le mediatazioni sono state raccolte in un volume dal titolo Cammino in Terra Santa (ed. San Lorenzo, pp. 128, € 7.50), disponibile alla Libreria Berti (via Legnano, 1 - Piacenza).
E’ il film d’animazione che ha battuto Gomorra nella corsa agli Oscar. Il regista israeliano Ari Folman nel 1982 era soldato in Libano. E’ stato testimone dei massacri compiuti dai falangisti cristiani, seguaci di Bashir, contro i palestinesi a Sabra e Chatila. Ne ha perso memoria. E’ rimasto l’incubo. Straziante emozione.
Una donna palestinese, un giardino di limoni, Israele oltre il muro: un film non fa miracoli, specialmente nei territori occupati. Ma se arriva al cuore e alla comprensione di tutti forse non è inutile.