di Giorgio Bernardelli, Avvenire - 23 agosto 2009
Sessantasette ebrei uccisi in poche ore dagli arabi della città. Il tutto a due passi dalla Grotta di Macpela, il terreno acquistato da Abramo per dare sepoltura alla moglie Sara (Genesi 23,1- 20) che per la Scrittura è la primizia della Terra promessa. Si compiva così - esattamente ottant’anni fa a Hebron - la prima strage di massa del conflitto israelopalestinese. Purtroppo la storia ce ne avrebbe poi raccontate anche tante altre. Eppure ritornare indietro a quel 23 agosto 1929 può aiutare a capire molti dei motivi per cui la Terra Santa continua a non trovare pace.
KARMA KOSHER. I giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock’n'roll, Marsilio, 2009, pp. 173, € 13.00
Per alcuni, Israele è un ideale, un modello astratto su cui proiettare sogni e aspirazioni. Per altri, è l’incarnazione di tutto quello che di peggio esiste nella cultura occidentale: violenza, arroganza, imperialismo.
Fraintendere Israele è facile. Ma tentare di cavarsela dicendo che “Israele è un paese come molti altri” sarebbe ipocrita, perché di “normale” Israele non ha davvero nulla: è una gabbia di matti, un paese meraviglioso e affascinante, durissimo e schizofrenico, ma soprattutto una nazione con una disperata voglia di vivere e di sopravvivere.
L’Osservatore Romano, 10-11 agosto 2009
Tel Aviv. Mentre si riaccende la tensione al confine tra Gaza e Israele, Benjamin Netanyahu annuncia che il suo Governo non caccerà i coloni dai Territori.
Definendo “uno sbaglio” il ritiro unilaterale dalla Striscia voluto da Sharon nell’agosto 2005, il premier israeliano ha sottolineato che quella decisione “non ci ha portato né pace né sicurezza; il territorio è diventato una base di Hamas, e non commetteremo mai più un errore simile; non cacceremo la gente dalle loro case”.
Parole importanti - dicono gli analisti - che rischiano di riportare in alto mare le trattative sulla questione degli insediamenti.
Luca M. Possati, L’Osservatore Romano, 8 agosto 2009
Chi rappresenta i palestinesi? A cinquant’anni di distanza dalla nascita di Al Fatah in Kuwait - da un gruppo di studenti in esilio, tra cui spiccavano il leader storico Yasser Arafat e l’attuale presidente Abu Mazen - questa domanda resta senza risposta.
Come ha dimostrato il sesto congresso del partito tenutosi a Betlemme, la realtà palestinese ancora oggi è quella di un popolo scisso geograficamente e politicamente.
Ma quali sono le radici di questa scissione? Perché la leadership palestinese non riesce a imboccare la strada del rinnovamento - Al Fatah non è mai stato guidato da una generazione diversa da quella dei suoi fondatori - e della riconciliazione? Dove porterà questo congresso?
di don Paolo Camminati
Quando decidi di fare un pellegrinaggio sai sempre dove vuoi andare, ma non sai mai come ritornerai.
E’ accaduto così anche per i 97 giovani della nostra Diocesi che, dal 29 luglio al 5 agosto, insieme al Vescovo Gianni Ambrosio, hanno vissuto il pellegrinaggio in Terra Santa.
Ascoltandoli durante il ritorno e leggendo le loro testimonianze, mi sono reso conto che molti avevano ben chiaro l’obiettivo che volevano raggiungere, ma che, come al solito, l’autentico incontro ha dischiuso un di più impensabile alla partenza.
In tanti, anche questa volta, hanno lasciato un segno del loro viaggio sul diario del Tour de Vie.
Pubblichiamo i contributi di tutti, perché sono una viva testimonianza della grazia che questo pellegrinaggio è stato.
Cominciamo con le parole del nostro Vescovo Gianni, con cui, in questi giorni, abbiamo camminato vestigia Christi sequentes…
05/08/09
Gerusalemme - Ein Karem
E’ una benedizione grande il pellegrinaggio in Terra Santa.
Ancora più grande è la benedizione del Signore quando questo pellegrinaggio viene fatto assieme agli amici, condividendo lo stesso cammino.
Così è stato per me: insieme ai giovani ho camminato sulle orme di Cristo, come discepoli che ascoltano il maestro, che accolgono la sua parola, che ricevono in dono il suo spirito, per camminare in novità di vita.
Rendo grazie al Signore per questa grande benedizione, rendo grazie a questi giovani accompagnati dai loro preti per aver partecipato con grande attenzione a questo comune cammino.
La grazia e la fede di Maria e di Elisabetta siano sempre in noi.
† Gianni Vescovo
Mercoledì 5 agosto, ore 16:30. Nella calda penombra della Chiesa di San Pietro a Jaffa, alcuni di noi, a nome di tutti, hanno ripercorso i giorni vissuti in Terra Santa, ricordandone i luoghi e facendo risuonare alcune delle parole delle meditazioni dei sacerdoti che ci hanno accompagnato.
E’ stato un momento intenso, che ha acceso, prima ancora di lasciarla, la nostalgia per questa terra.
Mai come questa volta avrei voluto che il viaggio di ritorno fosse lungo, molto lungo, proprio come per i pellegrini antichi. Purtroppo noi siamo moderni - anzi, post-moderni - e in più occidentali, quindi, una volta raggiunta la meta, tutto finisce alla svelta. Una sosta al Duty Free dell’aeroporto per spendere le ultime monete locali, una dormita scomoda in attesa di una doccia e un letto amico.
No, questa volta avrei voluto che il ritorno fosse lungo, silenzioso, meditato e, nel caso, anche con qualche difficoltà. Avrei voluto che la Città sul monte svanisse piano piano dai miei occhi, per formarsi, sempre piano piano, nel mio desiderio, nel mio cuore. Avrei voluto che la nostalgia che quel posto ti lascia, non fosse subito riempita da altro, ma potesse lavorare, modellare l’interno di me stesso. Avrei voluto vedere i passi di quei fratelli cristiani che nei secoli sono tornati pensando di aver perso i Luoghi di Gesù, ma piano piano si sono resi conto di essere diventati loro dei “luoghi” dove gli altri potevano incontrare Gesù. Sì, avrei voluto metterci molto tempo per tornare, perché tutto questo accadesse.
Potrà accadere comunque, se continuerò a rimanere in ascolto di quella voce che continuamente chiama…l’anno prossimo a Gerusalemme!