L’Osservatore Romano, 26-27 ottobre 2009
Tel Aviv, 26 ottobre - Tensione e disordini a Gerusalemme est. La polizia israeliana in assetto antisommossa ha fatto irruzione ieri nella Spianata delle Moschee per sedare le sassaiole innescate da gruppi palestinesi. All’origine delle violenze, la protesta contro un convegno di rabbini ultraortodossi che rivendicano il diritto degli ebrei di accedere alla Spianata.
Il regista israeliano Samuel Maoz, ex soldato, racconta com’è nato il film, ambientato tutto all’interno di un carrarmato, che ha trionfato a Venezia. Come, di colpo, si diventa assassini e perchè chiedere perdono non ha senso.
Lebanon uscirà in Italia il 23 ottobre prossimo.
di Emilio Marrese, Il Venerdì di Repubblica, 16 ottobre 2009
Alle sei e un quarto del mattino, il 6 giugno 1982, il ventenne israeliano Samuel Maoz premette il grilletto e uccise, per la prima volta, un uomo. Ventisette anni dopo, raccontando quella storia, ha vinto il Leono d’oro a Venezia con il suo primo lungometraggio da regista: Lebanon.
Maoz prende gli spettatori e li chiude dentro un carrarmato per un’ora e mezza, insieme con i suoi fantasmi, perchè ne condividano le sensazioni, la paura, perfino la puzza. Con una telecamera telecomandata ha girato tutto dentro il cingolato, il mondo esterno lo si vede solo attraverso il mirino. Eppure non è un film claustrofobico, bensì intenso, sorprendente, sconvolgente. E controverso.
Riportiamo l’articolo che Chiara, pellegrina del Tour de Vie 10, ha scritto per Camminiamo Insieme, il giornalino della parrocchia di San Giuseppe Operaio.
Mettersi in cammino per un viaggio…più che un viaggio, un pellegrinaggio. Perché la meta è la Terra Santa. La Terra delle origini, delle nostre origini; ma soprattutto dell’Origine.
di Leonardo Servadio, Avvenire, 2 ottobre 2009
Da Mazaré al-Nobani a Petra Tikvah ci sono una quarantina di km, ma la distanza misurata col metro non rende proprio l’idea. «Ci possono volere due ore o due giorni, oppure si può partire e non arrivare mai. Qui, nella Palestina occupata, tempo e spazio perdono ogni contorno di certezza.
di Manuela Borracino, Avvenire, 2 ottobre 2009
Per 13 anni è stato a capo della diplomazia vaticana. Dal 2007 è l’uomo che tesse il dialogo con l’islam. «Il problema nel mondo musulmano d’oggi - spiega il cardinale Jean-Louis Tauran, oggi presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso - sta nel far accettare alla base le aperture che si registrano fra i leader più illuminati». Ma la violenza e i conflitti «possono e debbono essere superati e una delle chiavi della convivenza è nella scuola». Questo, sostiene, è il messaggio più importante lasciato da Papa Benedetto XVI in Terra Santa.
Fra i tanti temi toccati dal Papa, quali sono quelli destinati a lasciare più conseguenze?
«Credo che il viaggio sia stato importante non solo per il dialogo coi musulmani ma soprattutto per quello ecumenico, per la riconciliazione fra i cristiani.