1 marzo 2010: Giornata di sensibilizzazione e preghiera sul Muro di separazione che fa di Betlemme una prigione a cielo aperto.
Dal 24 al 31 agosto 2010 torniamo in Terra Santa.
Dall’esperienza del deserto del Neghev a Gerusalemme, dal silenzio alla complessità: così potremmo sintetizzare l’interessante e nuovo cammino che ci attende la prossima estate.
Pubblichiamo, grazie alla disponibilità del settimanale diocesano Il Nuovo Giornale, un’intervista a don Umberto Ciullo, parroco di Roveleto e di Cadeo, che ci ha aiutati ad organizzare il pellegrinaggio.
Ricordiamo che le iscrizioni chiudono a fine mese e i posti disponibili sono limitati.
Per conoscere i dettagli della proposta, il programma e le modalità di iscrizione, vai all’articolo dedicato.
Andrea Galli, Avvenire, 14 febbraio 2010
È senza dubbio uno dei fenomeni più importanti dell’ebraismo contemporaneo. Sottovalutato, come accade spesso con i grandi cambiamenti che si giocano negli stretti confini di una confessione religiosa, senza sforare troppo in ambito profano. Si tratta di Chabad – acronimo ebraico di Saggezza, Comprensione e Conoscenza – il movimento degli ebrei Lubavitcher, chiamati così dal nome della cittadina nell’attuale Russia da cui prese inizio la loro storia oltre due secoli fa.
È il gruppo chassidico divenuto, nella seconda parte del ’900, non solo il più numeroso, con oltre 200mila aderenti, ma quello di gran lunga più dinamico e in espansione, all’insegna di una missione ben precisa: riavvicinare all’ortodossia ebrei agnostici o non praticanti, riportare una presenza ebraica viva in comunità ridotte al lumicino, iniziarne di nuove là dove l’ebraismo non era mai arrivato o quasi, diffondere – anche con l’uso assai spigliato dei mezzi di comunicazione – la propria spiritualità.
Nel numero di gennaio-febbraio 2010 la rivista “Terrasanta” pubblica, nella sezione “Colloqui”, una lunga intervista a Moni Ovadia, attore e musicista noto ormai in tutta Europa.
Nato in Bulgaria nel 1946, da una famiglia ebraico-sefardita, greco-turca da parte di padre e serba da parte di madre, ben presto Moni Ovadia si trasferisce a Milano con la famiglia, dove studia e muove i primi passi artistici, sviluppando una forma inedita di teatro-concerto.
Intellettuale lucido e spesso fuori dal coro, pesca a piene mani dall’amaro umorismo della cultura ebraica per cercare d’interpretare la realtà che lo circonda.
Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista concessa a Carlo Giorgi.
Cos’è per Moni Ovadia la Terra Santa?
Cominciamo con il dire che io preferisco a Terra Santa il termine «Terra di santità» o «Terra del Santo». È una terra la cui destinazione è di costruire santità. Il Santo Benedetto dice infatti nella Bibbia: «Sarete santi perché io sono santo».