Giorgio Bernardelli, Avvenire, 30 marzo 2010
Mentre il Papa, domenica, tornava a levare la sua voce per invocare la pace, Gerusalemme riviveva il rito delle Palme. Come tradizione, la comunità latina si è data appuntamento nel pomeriggio a Betfage per la processione che - attraversando il monte degli Ulivi - ha raggiunto la chiesa di Sant’Anna, nel quartiere musulmano della Città Vecchia.
La celebrazione, guidata dal patriarca Fouad Twal, ha attraversato proprio i quartieri di Gerusalemme est, al centro della diatriba politica in questi giorni. E il clima di tensione è stato ricordato anche dal presule, nella sua omelia.
«Gesù entra a Gerusalemme – ha detto il patriarca – senza armi o truppe, senza barriere di separazione o check point. Viene in groppa a un asino, realizzando la profezia del profeta Zaccaria: “Dite alla figlia di Sion: ecco, viene il tuo re a cavallo di un asino”. La Settimana Santa – ha proseguito Twal – è un invito a seguire Gesù e, come lui, ad entrare con coraggio nella città e nella società.
Ascoltiamo le sue parole, guardiamo le sue azioni, contempliamo l’amore che esploderà in questa città santa e martire per creare uno nuovo mondo di uomini, donne, e santi di Dio.
Lasciamoci istruire dal suo esempio per poter sostenere anche noi coloro che sono schiacciati dalla ingiustizia, dalla mancanza di libertà e dalla ipocrisia umana. La Passione di Cristo – ha concluso – è una prova nella quale il Signore assume su di sé anche le nostre sofferenze per trascinarci nella Resurrezione».
Chiara Zappa, Avvenire, 21 marzo 2010
In un angolo di Cisgiordania, non lontano da Ramallah, tra le colline punteggiate dagli ulivi (e dai check point israeliani non ancora smantellati), c’è un sogno in costruzione.
Un sogno che sta crescendo, letteralmente, mattone su mattone. Da qualche settimana le ruspe hanno cominciato a scavare su una collina vicino al villaggio di Atara, nove chilometri a nord della capitale palestinese. Stanno preparando il terreno su cui presto sorgerà Rawabi, la città modello, ecologica e a misura d’uomo, destinata ad essere il simbolo di una nuova Palestina.
Dettagli del progetto per il nuovo nucleo urbanisticoGiorgio Bernardelli, Avvenire, 13 marzo 2010
Distrutta dagli arabi nel 1721 e poi ancora nel 1948, la sinagoga di Hurva nasce per la terza volta nel cuore della Città Vecchia. Fulcro dell’ebraismo orientale, sorge in un settore molto delicato, a ridosso dei quartieri orientali occupati dai coloni. Lunedì inaugurazione blindata, dopo i recenti scontri sulla Spianata.
In nessuna città i simboli contano quanto a Gerusalemme. Ed è per questo che nella Città Santa siamo alla vigilia di un passaggio significativo: lunedì è infatti in programma la dedicazione della ricostruita sinagoga di Hurva, un luogo la cui storia è in qualche modo una parabola dell’ebraismo in Israele.
Quella che verrà inaugurata sarà infatti la terza sinagoga di Hurva, dal momento che le due precedenti sono state distrutte in altrettanti conflitti. Il nuovo edificio si candida a diventare, così, il simbolo del rinato quartiere ebraico della Città Vecchia. Quello che oggi – con il suo lindore e i ragazzini delle scuole rabbiniche che giocano nei cortili – è uno dei segni più evidenti dell’ebraismo rifiorito in Terra di Israele.
L’Osservatore Romano, 11 marzo 2010
New York, 10 marzo - Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato i piani annunciati ieri dal Governo israeliano per la costruzione di 1.600 nuove abitazioni a Gerusalemme est, area a maggioranza palestinese la cui annessione a Israele non è riconosciuta dalla comunità internazionale.
“Il Segretario generale condanna l’approvazione da parte del ministero dell’Interno di Israele dei progetti di edificazione di 1.600 unità abitative a Gerusalemme est e ricorda che gli insediamenti sono illegali secondo le leggi internazionali”, afferma un comunicato dell’Onu.