Giorgio Bernardelli, Avvenire, 4 aprile 2010
Perché, per un cristiano, è così importante recarsi alla basilica del Santo Sepolcro? La risposta sta nella forza del legame tra questo punto specifico della città di Gerusalemme e i fatti raccontati nei Vangeli.
Tra tutti i santuari della Terra Santa, infatti, il Sepolcro è il più ’solido’ dal punto di vista degli studi archeologici. Perché la ‘prova’ che la ‘tomba vuota’ si trova proprio qui risale ad appena un centinaio di anni dopo la morte di Gesù. E viene da una fonte assolutamente insospettabile, perché non cristiana.
Nell’anno 135 l’imperatore Adriano piegò definitivamente l’irredentismo ebraico in Palestina. Per stroncare sul nascere la possibilità di un’altra rivolta, oltre a bandire gli ebrei da Gerusalemme, compì una scelta radicale: rase al suolo la città e ne ricostruì una nuova, che ribattezzò col nome di Aelia Capitolina. E con l’intento di cancellare la memoria del passato, là dove c’erano dei luoghi di culto fece costruire nuovi templi, dedicati a divinità romane.
Proprio questa mossa, però, per il Santo Sepolcro ha sortito l’effetto opposto: al Concilio di Nicea, nel 325, il vescovo di Gerusalemme Macario invitò l’imperatore Costantino, ormai divenuto cristiano, a distruggere i templi pagani nella Città Santa. E a quel punto l’attenzione si concentrò in maniera particolare sul tempio di Afrodite, che era sorto in una posizione anomala. Si trovava infatti in una zona che nella Gerusalemme erodiana stava fuori dalle mura. Per di più sorgeva in una zona funeraria, un posto dove mai sarebbe potuto sorgere un luogo di culto ebraico.
Dunque quello doveva essere per forza il posto dove – non molti anni dopo la morte dei testimoni oculari della Passione di Gesù – i giudeo-cristiani si trovavano a pregare.
Per questo motivo l’imperatore Costantino proprio qui fece erigere una basilica che venne inaugurata nell’anno 335. E già allora l’edicola del sepolcro si trovava al centro di una rotonda. Distrutta nel 1009 dal califfo al-Akim, venne ricostruita dai crociati nella forma che ancora oggi è possibile ammirare a Gerusalemme.
La differenza, rispetto alla basilica costantiniana, sta nel fatto che oggi il santuario comprende, dentro lo stesso edificio, sia il Santo Sepolcro sia la roccia del Golgota, il luogo della morte di Gesù; fino all’XI secolo, invece, i cristiani veneravano la roccia in un giardino all’aperto.
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