Mai come questa volta avrei voluto che il viaggio di ritorno fosse lungo, molto lungo, proprio come per i pellegrini antichi. Purtroppo noi siamo moderni - anzi, post-moderni - e in più occidentali, quindi, una volta raggiunta la meta, tutto finisce alla svelta. Una sosta al Duty Free dell’aeroporto per spendere le ultime monete locali, una dormita scomoda in attesa di una doccia e un letto amico.
No, questa volta avrei voluto che il ritorno fosse lungo, silenzioso, meditato e, nel caso, anche con qualche difficoltà. Avrei voluto che la Città sul monte svanisse piano piano dai miei occhi, per formarsi, sempre piano piano, nel mio desiderio, nel mio cuore. Avrei voluto che la nostalgia che quel posto ti lascia, non fosse subito riempita da altro, ma potesse lavorare, modellare l’interno di me stesso. Avrei voluto vedere i passi di quei fratelli cristiani che nei secoli sono tornati pensando di aver perso i Luoghi di Gesù, ma piano piano si sono resi conto di essere diventati loro dei “luoghi” dove gli altri potevano incontrare Gesù. Sì, avrei voluto metterci molto tempo per tornare, perché tutto questo accadesse.
Potrà accadere comunque, se continuerò a rimanere in ascolto di quella voce che continuamente chiama…l’anno prossimo a Gerusalemme!
2 Responses for "6 agosto 2009, giovedì"
Siamo tornati. Ho nel cuore qualcosa di indelebile, un’immagine interiore più forte di ciò che ho visto, è come il ricordo di una luce luminosissima. Molto difficile guardarla per più di qualche secondo, quasi insostenibile per gli occhi. Si tratta di quella manciata di secondi concessa per la sosta all’interno del Sepolcro di Gesù. Ci si avvicina con la paura di violare un mistero, e poi ci si incoraggia a proseguire, con il desiderio del Sabato Santo, quello di vegliare il corpo di Cristo prima della Resurrezione, e si entra. Eppure quando si è proprio lì, a tu per tu con la pietra (padre e figlio, nell’etimologia ebraica), è Gesù ad abbracciarci, a guardarci nel volto e nel profondo, e ci coglie una tenerezza come sospesa… Ma come, non sapevamo di essere tanto amati da Lui? Eppure ci disarma questa Sua carezza nel cuore, proprio nel luogo dove vorremmo averLo accarezzato, vegliato e cosparso di profumi noi, come desideravano le pie donne del Lunedì Santo. Ci si sente poveri, mancano le parole, lì davanti, manca la vista, resta nella memoria la luce della candela e una sensazione di intimità con Gesù. Comunione. Mi veniva in mente solo “Non è qui, è risorto.” e lo ripetevo tra me e me in continuazione. Non posso guardare il tuo volto fisso, non posso ricordare che questa luce intima mentre nel cuore sento la folgorazione della Tua luce, quella che impressionò il Tuo volto nella Sindone… Non posso sostare qui più di quel mezzo minuto, eppure… Eppure ci sono tornata altre due volte, nelle ore libere concesse nella giornata di martedì, come assetata. Avevo bisogno di sentirlo ancora, di vederlo ancora, per assicurarmi di non dimenticare quell’impressione. Ri-cordare, volgere e rivolgere nel cuore… Non scorderò mai la grazia soffusa che si respira sul lago di Tiberiade e l’intensa preghiera degli Ulivi nel vento, sul Monte, il fremito che si sente sul Calvario…ma il Sepolcro ha liberato un pianto d’amore che mi fa sentire viva. “Innamòrati, e non Lo lascerai” dice Escrivà. Spero che questa memoria del cuore sia il sale che non viene meno, nella vita quotidiana. Dovrò custodirla, dovrò lottare per tenerla viva,… E dovrò imparare ad ascoltare, come ci diceva il Camo. I primi giorni si fatica a usare le “antenne” del cuore, si ha quasi paura del silenzio della meditazione, timore di non saper vegliare, poi pian piano arriva il fertile “polline di suono” della Sua voce, seppur indistinta, un sussurro, ma invita a ascoltare ancora, ancora, ancora, a scoperchiare i sepolcri delle nostre coscienze indurite. Che il “vino nuovo” di questo viaggio rinnovi i nostri “otri vecchi”! E che in fondo al viaggio, resti, come a Cana, il vino migliore, grazie a Gesù!
Articolo pubblicato sul sito dell’Azione Cattolica diocesana http://www.sangiovanni7.org
Eccoci di ritorno, è il 6 agosto e il viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa tanto desiderato, pensato e sognato si è concluso, ma nello stesso tempo ne è iniziato un altro, nell’animo e nei pensieri di ognuno dei 98 giovani partecipanti al Tour de vie X e nella nostra “Terra Santa” quotidiana.
Un pellegrinaggio e non solo un viaggio. Un viaggio lo decidiamo noi, lo programmiamo nei dettagli , e ognuno ha deciso in base alle proprie disponibilità e ai propri tempi, ma il pellegrinaggio è la risposta a una chiamata alla quale si è risposto “eccomi”, è una partenza senza alcuna sicurezza di riuscita verso una meta sconosciuta, per molti di noi , solo immaginata.
Scoprire e riscoprire le origini della nostra fede, è questo che aveva spino il settore giovani dell’AC ad appoggiare la proposta della Pastorale Giovanile e così è stato.
Una fede che si riscopre attraverso mille domande, dubbi e perplessità in cui si rivela necessario affidarsi; una fede fatta di preghiera: invocata, scritta, gridata, cantata, in basiliche buie e profumate, dentro alle grotte, sotto agli altari, nel Getsemani, all’alba di un nuovo giorno, nella frenesia dei rituali e nel dis-ordine, nella notti di luna piena; una fede che è grazia e abbandono; misericordia e perdono; una fede che è restare il ascolto di queste pietre, di questa terra, di questi luoghi santi; una fede che è incontro.
Ad arricchire le nostre giornate, i nostri passaggi tra mare e deserto, le camminate e viaggi in pullman, oltre alle esaurienti spiegazioni di don Lucio e Rafi, sono state le meditazioni tenute dai sacerdoti che ci hanno accompagnato: il Vescovo Ambrosio, don Paolo, don Umberto, don Gino, don Riccardo, don Michele e don Giuseppe. Meditazione, provocazione, riflessione e contemplazione, questo ha reso prezioso il nostro tempo e non ha reso vano il nostro guardare e il nostro toccare.
Tante sono state le tappe del nostro viaggio: Tel Aviv e Nazareth; Akko e Monte Carmelo;Cesarea di Filippo, Lago di Tiberiade, Cafarnao, Cana, Monte delle Beatitudini e Tabgha; Monte Tabor, Qumran, Mar Morto, Gerico; Oasi di Ein Gedi, Gerualemme; Betlemme; Jaffa. Questo ci permetterà di vivere in modo diverso anche l’Eucarestia domenicale. Leggere le letture e ascoltare il Vangelo, non sarà più come prima, davanti ai nostri occhi ora scorreranno anche le immagini di quei posti, gli stessi dove che Gesù ha visto, gli stessi in cui Gesù ha camminato, insegnato, pregato e sofferto.
Tanti sono stati gli scontri e gli incontri. Ci si è scontrati con una altro mondo, una realtà decisamente complessa per cui ci vorrebbe decisamente più tempo per capire la divisione tra i territori e le differenze religiose, una realtà povera dove la raccolta differenziata, da noi tanto di moda, là è fatta dai bambini dentro ai cassonetti. Tanti anche gli incontri, in particolare con quello di Padre Ibrahim, che avevamo conosciuto alla Veglia di Avvento, e i ragazzi della sua parrocchia. Tra questi in particolare ricordiamo Eli, un ragazzo di Gerusalemme che sorride e ha gli occhi lucidi quando gli parliamo di Azione Cattolica. Due anni fa aveva partecipato al pellegrinaggio internazionale dell’AC ed è stato a Firenze per il progetto di studio “La Pira”. Parlando si sono scoperte conoscenze comuni e in ottobre sarà di nuovo in Italia…magari incontreremo ancora.
Non si possono non ricordare i volti e i sorrisi e le voci di tutti i giovani della nostra diocesi che hanno vissuto questo pellegrinaggio e che sono usciti dalle proprie case, città e parrocchie per ri-scoprire l’origine ci accomuna. Infine l’incontro col nostro Vescovo. Un incontro avvenuto nel cammino, nei viaggi in pullman, tra i tavoli degli alberghi, un incontro che fa risuonare il “Cammina con noi” che lo aveva accolto un anno fa in piazza S.Antonino, un incontro che ricorda l’invito che fece ai giovani e diocesi: “Vestigia Christi sequentes”.
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