Mai come questa volta avrei voluto che il viaggio di ritorno fosse lungo, molto lungo, proprio come per i pellegrini antichi. Purtroppo noi siamo moderni - anzi, post-moderni - e in più occidentali, quindi, una volta raggiunta la meta, tutto finisce alla svelta. Una sosta al Duty Free dell’aeroporto per spendere le ultime monete locali, una dormita scomoda in attesa di una doccia e un letto amico.

No, questa volta avrei voluto che il ritorno fosse lungo, silenzioso, meditato e, nel caso, anche con qualche  difficoltà. Avrei voluto che la Città sul monte svanisse piano piano dai miei occhi, per formarsi, sempre piano piano, nel mio desiderio, nel mio cuore. Avrei voluto che la nostalgia che quel posto ti lascia, non fosse subito riempita da altro, ma potesse lavorare, modellare l’interno di me stesso. Avrei voluto vedere i passi di quei fratelli cristiani che nei secoli sono tornati pensando di aver perso i Luoghi di Gesù, ma piano piano si sono resi conto di essere diventati loro dei “luoghi” dove gli altri potevano incontrare Gesù. Sì, avrei voluto metterci molto tempo per tornare, perché tutto questo accadesse.

Potrà accadere comunque, se continuerò a rimanere in ascolto di quella voce che continuamente chiama…l’anno prossimo a Gerusalemme!