Luigi Geninazzi, Avvenire, 23 dicembre 2009
BETLEMME - Si fa la fila per scendere giù tra gli incavi rocciosi della Grotta. La stella d’argento che ricorda il punto esatto dov’è nato Gesù sembra lampeggiare sotto i continui flash di fotocamere e telefonini, maneggiati da una piccola babele vociante e rumorosa. Arrivano sempre più numerosi i pellegrini, ma a volte si comportano come turisti. Provo un’inconfessabile nostalgia per i primi anni Duemila, quando l’Intifada svuotava Betlemme e ci si poteva raccogliere in preghiera, alla luce fioca delle candele, inginocchiati davanti alla nicchia dove tutto ha avuto inizio. Ed oggi, che ne è del cristianesimo in questa terra, che chiamiamo santa ed è lacerata da mille contraddizioni?
Venendo a Piacenza l’8 dicembre scorso, padre Ibrahim Faltas ci ha portato gli auguri di Natale, suoi e dei 2000 bambini, israeliani e palestinesi, che, anche quest’anno, proprio in questi giorni, vivranno la marcia della pace da Gerusalemme a Betlemme.
Desideriamo condividerli con tutti gli amici di questo blog.
Isaia 9,5
Padre Ibrahim Faltas, ospite della parrocchia di Roveleto lo scorso 8 dicembre, ha parlato del vivere quotidiano dei cristiani in Terra Santa. Durante l’incontro è stata anche presentata la “settimana della mondialità”, che, nel luglio prossimo, coinvolgerà giovani israeliani e palestinesi.
Valentina Paderni, Libertà, 10 dicembre 2009
“I cristiani di Betlemme vivono in una situazione difficile. In una città chiusa, in una prigione a cielo aperto, circondata da un muro alto nove metri”. Con queste parole, padre Ibrahim Faltas, parroco latino di Gerusalemme, ha illustrato la condizione di chi vive in Terra Santa.
Ospitato l’8 dicembre scorso dalla parrocchia di Roveleto di Cadeo, il padre francescano, dopo l’emozione iniziale, si lasciato andare, sollecitato dalle domande di Carlo Francou, in una piacevole e scorrevole conversazione sul vivere quotidiano in territorio israeliano.
L’appuntamento, organizzato dall’associazione “A gonfie vele”, in collaborazione con il Servizio diocesano per la Pastorale giovanile, la parrocchia di Roveleto e la parrocchia di Pontenure, si terrà
Il 9 Novembre 1989 cadeva il muro di Berlino. Il 6 novembre 2009, invece, alcuni giovani palestinesi, simbolicamente, sono riusciti a far cadere una parte di muro che separa Naalin, nei Territori occupati in Cisgiordania, dallo Stato di Israele.
Forzando con attrezzi di fortuna la base della barriera, i ragazzi incappucciati sono riusciti a staccare una lastra dal muro di separazione alto circa 5 metri. Ne è nato uno scontro con i militari tra lanci di pietre, lacrimogeni e pallini di gomma.
Anche nel vicino villaggio di Belin, i cittadini hanno protestato contro la barriera eretta da Israele. Anche qui, ispirandosi al 9 novembre di vent’anni fa. Alcuni giovani hanno portato fino al confine un cartello con la scritta “Berlino 1989, Palestina ?”. E anche qui, come a Naalin, per oltre un’ora sono andati in scena scontri.
Federica Lugani, Il Nuovo Giornale, 27 novembre 2009
E’ il tempo delle nostre responsabilità. Questo il richiamo unanime, emerso dall’incontro “Palestina-Israele. E’ il tempo delle nostre responsabilità” organizzato in Santa Maria della Pace dalle associazioni del “Tavolo per la Pace” di Piacenza con il patrocinio del Comune di Piacenza. Più voci insieme, diverse, ma accomunate dall’aver incontrato il conflitto.
C’è chi l’ha intravisto in un’esperienza di viaggio in Terra Santa, chi ha condiviso le sofferenze dei villaggi sul confine del muro, chi vive tuttora insieme alla gente che sa ogni giorno qual è il volto quotidiano della guerra, della paura e dell’odio.
Qui, sui pendii delle colline,
dinanzi al crepuscolo
e alla legge del tempo,
vicino ai giardini dalle ombre spezzate,
facciamo come fanno i prigionieri,
facciamo come fanno i disoccupati:
coltiviamo la speranza.
Mahmud Darwisch
Le associazioni del Tavolo per la pace di Piacenza hanno organizzato, con il patrocinio del Comune di Piacenza, un incontro pubblico a più voci sul tema del conflitto israelo-palestinese.
L’appuntamento è per venerdì 20 novembre 2009, ore 20.45, nell’auditorium di Santa Maria della Pace (Piacenza, via Scalabrini, 37).
Interverranno:
Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento Europeo, Stefania Cherchi, dell’associazione Donne in nero di Piacenza, Giovanni Castagnetti, assessore al Futuro del Comune di Piacenza, appena rientrato dal viaggio in Palestina e Israele promosso dal Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e Mariachiara Bisotti, del Servizio per la Pastorale giovanile della Diocesi di Piacenza-Bobbio, che ha organizzato il viaggio in Terra Santa nell’estate 2009.
Giorgio Bernardelli, Segno, novembre 2009
Un pezzo di Terra Santa nel cuore di Milano, a due passi dall’Arco della Pace. Una casa editrice che è anche luogo dove si promuovono incontri culturali e - da qualche settimana - anche libreria. Tutto per far crescere l’attenzione verso la Chiesa madre di Gerusalemme.
L’Osservatore Romano, 26-27 ottobre 2009
Tel Aviv, 26 ottobre - Tensione e disordini a Gerusalemme est. La polizia israeliana in assetto antisommossa ha fatto irruzione ieri nella Spianata delle Moschee per sedare le sassaiole innescate da gruppi palestinesi. All’origine delle violenze, la protesta contro un convegno di rabbini ultraortodossi che rivendicano il diritto degli ebrei di accedere alla Spianata.
Il regista israeliano Samuel Maoz, ex soldato, racconta com’è nato il film, ambientato tutto all’interno di un carrarmato, che ha trionfato a Venezia. Come, di colpo, si diventa assassini e perchè chiedere perdono non ha senso.
Lebanon uscirà in Italia il 23 ottobre prossimo.
di Emilio Marrese, Il Venerdì di Repubblica, 16 ottobre 2009
Alle sei e un quarto del mattino, il 6 giugno 1982, il ventenne israeliano Samuel Maoz premette il grilletto e uccise, per la prima volta, un uomo. Ventisette anni dopo, raccontando quella storia, ha vinto il Leono d’oro a Venezia con il suo primo lungometraggio da regista: Lebanon.
Maoz prende gli spettatori e li chiude dentro un carrarmato per un’ora e mezza, insieme con i suoi fantasmi, perchè ne condividano le sensazioni, la paura, perfino la puzza. Con una telecamera telecomandata ha girato tutto dentro il cingolato, il mondo esterno lo si vede solo attraverso il mirino. Eppure non è un film claustrofobico, bensì intenso, sorprendente, sconvolgente. E controverso.